“Tanto è una password interna, chi vuoi che la provi?” È il ragionamento che porta a “Nomeazienda123”, “Nomeazienda2026” o “Benvenuto1”: comode da ricordare per tutti, e proprio per questo comode da indovinare.

Cosa è successo a Intel?

Ad agosto 2020 sono stati pubblicati online circa 20 GB di documenti riservati di Intel: materiale tecnico condiviso con partner e clienti sotto accordo di riservatezza, codice e schemi di prodotti non ancora usciti. A diffonderli è stato uno sviluppatore residente in Svizzera, che ha detto di averli ricevuti da una fonte anonima.

Sempre secondo questa fonte, i documenti stavano su un server raggiungibile da internet, trovato con un programma che cerca i servizi esposti. E molti archivi compressi erano protetti con la password “Intel123” o “intel123”.

Un server mal configurato e file protetti con la password “intel123” sarebbero all’origine della fuga di 20 GB di codice, schemi e altri dati riservati di Intel. Sono le dichiarazioni di chi ha procurato i file.

↳ Fonte: Tech Monitor[techmonitor.ai]
Tom's Hardware

Perché “Nomeazienda123” è una pessima password?

Perché è la prima che si prova contro quell’azienda. Chi attacca un’organizzazione costruisce la sua lista partendo da ciò che sa: il nome dell’azienda, la città, l’anno, le parole del settore. Poi aggiunge i finali più comuni: 123, l’anno in corso, un punto esclamativo.

Una password così ha anche un secondo difetto: la conoscono troppe persone. Ex collaboratori, fornitori, consulenti che l’hanno usata una volta. E una password nota a tutti non si cambia mai, perché “poi bisogna avvisare tutti”.

Il Metodo 3V applicato alle password in azienda

Qui le tre domande non si fanno a un messaggio, ma alla tua organizzazione. È il Metodo 3V del libro «Sicurezza informatica per professionisti», spiegato nella guida al social engineering.

Cosa chiedertiIn azienda
VerificaSai chi conosce ogni password?Ogni persona ha il suo accesso; niente password condivise per un intero ufficio.
ValidazioneHa senso che quella password sia così?Nome dell’azienda, anno, “Benvenuto1”: se è facile da ricordare per tutti, è facile da indovinare.
Velocità controllataCosa succede se trapela oggi?Se cambiarla richiede di avvisare dieci persone, l’accesso è organizzato male.

Cosa fare questa settimana in azienda

  1. Elenca le password condivise (Wi-Fi, server, archivi, account di servizio) e cambia quelle con il nome dell’azienda o dell’anno.
  2. Dai un accesso personale a ogni persona, così quando qualcuno se ne va basta chiudere il suo.
  3. Attiva la verifica in due passaggi su posta, accessi remoti e servizi cloud.
  4. Controlla cosa è esposto su internet: server e condivisioni dimenticati sono l’altra metà del caso Intel. Leggi come entrano dagli account dimenticati.
  5. Controlla se le caselle aziendali sono già trapelate su passwordrubata.com.

Domande frequenti

Una password con il nome dell'azienda e dei numeri è sicura?

No. È tra le prime che un attaccante prova contro quell'azienda, insieme all'anno in corso e alle parole del settore. In più la conoscono spesso troppe persone, compresi ex collaboratori. Usa password lunghe, diverse per ogni servizio e non legate all'azienda.

Come si gestiscono le password in una piccola azienda?

Con un accesso personale per ogni persona, un gestore di password aziendale che cifra i dati sul dispositivo e la verifica in due passaggi su posta e servizi cloud. Le password condivise vanno ridotte al minimo e cambiate quando qualcuno lascia l'azienda.

Cosa insegna il caso Intel a una PMI?

Che una grande azienda può perdere dati riservati per due errori semplici: un server lasciato raggiungibile da internet e una password prevedibile, secondo quanto dichiarato da chi ha diffuso i file. Sono gli stessi errori che si trovano nelle piccole realtà, dove spesso nessuno controlla.

Le password più usate in assoluto le trovi in 123456 e le password più usate.