Molti ragazzi non usano questi chatbot per curiosità, ma perché lì trovano qualcuno che risponde sempre, a qualunque ora, e non li giudica mai. Non è una colpa, è un bisogno. Il punto è capire cosa c’è dall’altra parte.

Cosa ha deciso il Garante su Replika e Character.AI?

Che queste app non controllavano abbastanza l’età di chi le usa. Replika è un’app in cui ci si crea un «amico» o un partner virtuale con cui chattare. Il Garante aveva già bloccato l’app in Italia nel febbraio 2023. Nel maggio 2025 ha comunicato una sanzione di 5 milioni di euro alla società che la gestisce: non aveva indicato su quale base usava i dati, l’informativa era inadeguata e non c’era nessuna verifica dell’età, anche se la società diceva di escludere i minorenni. Secondo il Garante il controllo dell’età restava carente anche dopo.

Garante privacy, comunicato sulla sanzione a Replika

Il 9 luglio 2026 è toccato a Character.AI, dove si parla con personaggi inventati o ispirati a persone famose: 158.000 euro, per un’informativa carente e per adempimenti fatti in ritardo. Il Garante ha trovato carenti anche le tutele per i minori e la verifica dell’età, e ha ordinato alla società di:

  • far funzionare davvero il controllo dell’età;
  • impedire a un minore bloccato di reiscriversi subito con un altro account;
  • rendere privati per impostazione predefinita i profili dei minori.
Garante privacy, comunicato sulla sanzione a Character.AI

Aggiornamento: il 12 ottobre 2026 Character.AI ha avviato una procedura di fallimento negli Stati Uniti per vendere la società. Il Dipartimento di Giustizia americano ha chiesto al tribunale di nominare un garante della privacy, perché nella vendita potrebbero finire anche le conversazioni degli utenti. Se tuo figlio vuole cancellarle, è il momento di farlo.

Character.AI, An Update on Character.ai (in inglese) The Record, il Dipartimento di Giustizia USA sulla possibile vendita delle chat di Character.AI (in inglese)

Che regole valgono in Italia e in Svizzera?

In Italia c’è un’età precisa, in Svizzera no. La legge italiana sull’intelligenza artificiale (in vigore dal 10 ottobre 2025) dice che sotto i 14 anni l’accesso all’IA, e l’uso dei dati che comporta, richiede il consenso dei genitori. Dai 14 anni il ragazzo può dare da solo il consenso all’uso dei suoi dati, purché le informazioni dell’app siano facili da trovare e da capire. Se vivi in Svizzera, questa regola italiana non ti riguarda direttamente.

Gazzetta Ufficiale, legge 23 settembre 2025 n. 132 sull'intelligenza artificiale

In Svizzera vale la legge sulla protezione dei dati, rinnovata nel 2023, che non fissa un’età: conta se il ragazzo è in grado di capire cosa sta accettando, secondo la regola generale della capacità di discernimento. Non ho trovato indicazioni dell’Incaricato federale della protezione dei dati (IFPDT) dedicate ai chatbot e ai minori. Il dato più vicino viene da Pro Juventute: nel suo studio del 2026 un giovane su dieci tra i 14 e i 25 anni dice di rivolgersi a un’intelligenza artificiale quando ha delle preoccupazioni.

Pro Juventute, studio sui giovani 2026

Tradotto: il Garante ha trovato controlli dell’età carenti, quindi non contare sull’app per proteggere tuo figlio.

Perché un chatbot «amico» può diventare un problema?

Perché è fatto per farti tornare, non per farti stare bene. Un chatbot non prova niente: scrive la risposta più probabile e più gradita. Ti dà sempre ragione, è sempre disponibile, non si stanca mai. Per un ragazzo che si sente solo è un sollievo, ma può diventare l’unico posto dove parlare.

C’è poi quello che gli si racconta. Nome, scuola, città, foto, litigi in famiglia, la propria salute: tutto finisce sui server di un’azienda, spesso fuori dall’Europa, e può servire ad addestrare il programma. È lo stesso discorso dell’oversharing con l’intelligenza artificiale: quello che scrivi in una chat non lo controlli più.

Se lo usi tu: va bene per sfogarti, ma non dirgli chi sei e dove abiti, e se diventa l’unico con cui parli, parlane con qualcuno.

Come ne parlo con mio figlio senza litigare?

Con domande vere, non con un interrogatorio. Vietare e basta di solito porta solo a usare l’app di nascosto. Prova così:

  • «Mi fai vedere con chi parli? Com’è fatto il personaggio?»
  • «Cosa ti piace di come ti risponde?»
  • «Ti è mai capitata una risposta che ti ha messo a disagio o che ti è sembrata strana?»
  • «Gli hai mai raccontato cose che non diresti a un compagno di classe?»

Ascolta la risposta prima di dire la tua. Se tuo figlio ti dice che la usa perché si sente solo, quella è l’informazione importante, non l’app.

Cosa controllo, in pratica?

  1. L’età dichiarata: apri il profilo nell’app. Se ha scritto una data falsa per entrare, parlatene. Per un figlio sotto i 14 anni in Italia il consenso tocca a te.
  2. Le impostazioni: profilo privato e niente contenuti per adulti. Di solito si trovano nelle impostazioni dell’account dell’app, alla voce privacy o sicurezza. Niente notifiche di notte.
  3. I soldi: molte di queste app hanno abbonamenti. Controlla gli acquisti nello store del telefono e imposta l’approvazione dei genitori. Se non sai come si fa, chiedilo al negozio dove hai comprato il telefono.
  4. Cosa racconta: niente nome e cognome, indirizzo, scuola, foto, numeri di telefono, password.
  5. Il tempo: la notte il telefono resta fuori dalla camera, il tuo compreso.

Quali sono i segnali di allarme?

Quando il chatbot prende il posto delle persone. Fai attenzione se tuo figlio:

  • chiama il chatbot il suo unico amico o si arrabbia molto se non può usarlo;
  • si chiude, lascia gli amici, lo sport, gli interessi di prima;
  • dorme poco perché chatta la notte;
  • spende soldi in abbonamenti o regali virtuali senza dirlo;
  • parla di farsi del male o di non voler più vivere, anche scherzando.

In questi casi non restare solo con la preoccupazione. E se sei tu, che leggi, a riconoscerti in questa lista: un chatbot non è una persona che ti può aiutare davvero. Le persone qui sotto sì.

Dove chiedo aiuto?

Gratuiti e 24 ore su 24, anche per i ragazzi da soli:

  • Svizzera: 147 di Pro Juventute, per bambini e ragazzi. Telefono, WhatsApp o email, gratuito e riservato, 24 ore su 24. Tutti i canali sono su 147.ch.
  • Svizzera, per i genitori: 058 261 61 61, la Consulenza per genitori di Pro Juventute, 24 ore su 24.
  • Italia: 19696 di Telefono Azzurro, linea di ascolto gratuita 24 ore su 24, anche con la chat sul sito azzurro.it. Possono chiamare i ragazzi e gli adulti preoccupati per un ragazzo.
  • Italia: 114 Emergenza Infanzia, per segnalare una situazione di pericolo per un minore: gratuito, 24 ore su 24, anche in chat e su WhatsApp.
  • Pericolo immediato: 144 o 117 in Svizzera, 112 in Italia.
Pro Juventute, Consulenza per genitori Dipartimento per le politiche della famiglia, 114 Emergenza Infanzia

Se in una chat qualcuno, persona o account, chiede a tuo figlio foto intime o soldi, quello non è più un problema di app: conserva gli screenshot e segnala in Svizzera alla polizia cantonale o all’UFCS con il modulo online, in Italia alla Polizia Postale.

Domande frequenti

Mio figlio dice che il chatbot lo capisce meglio di noi: cosa rispondo?

Non metterti in gara con l'app. Riconosci che lì si sente ascoltato e chiedigli cosa gli piace di quelle risposte. Poi spiega con calma che il chatbot è programmato per dargli sempre ragione e non può accorgersi se sta male. Proponi una persona vera con cui parlare, anche fuori dalla famiglia.

Se cancello l'account, spariscono anche le conversazioni?

Non sempre subito e non sempre del tutto: dipende dall'azienda. Prima di cancellare, cerca nelle impostazioni la voce per eliminare le conversazioni o chiedere la cancellazione dei dati. Character.AI, che è in vendita, dice che l'account si può cancellare dall'app o dal sito. In Italia e in Svizzera hai il diritto di chiedere quali dati hanno e di farli cancellare.

Sono un ragazzo e parlo spesso con un chatbot: c'è qualcosa di male?

No, se è uno dei tanti modi in cui passi il tempo o ti sfoghi. Fai solo attenzione a due cose: non raccontare dati che ti identificano e non lasciare che diventi l'unico con cui parli.

Stasera, a cena, chiedi a tuo figlio con chi chatta: non per controllarlo, ma per sapere.