“Tanto chi vuoi che guardi le mie foto?” Nessuno in particolare, ed è proprio questo il punto: non serve che qualcuno ti segua. Basta che raccolga quello che è già pubblico, un pezzo alla volta.
Cos’è l’oversharing?
È la condivisione eccessiva e inconsapevole di informazioni personali. Il problema non è la singola informazione, è la somma.
Una singola foto, un numero di telefono o un nome possono sembrare innocui. Combinate tra loro, queste informazioni possono dare un quadro sorprendentemente dettagliato di una persona. L’UFCS cita come rischi il phishing personalizzato, il furto d’identità, le frodi e la manipolazione mirata.
Un esempio concreto: la foto del primo giorno di scuola con lo zaino e il cancello della scuola, il post di compleanno con la data, il nome del cane nella didascalia, la città nel profilo. Con questi quattro pezzi un truffatore può scrivere un messaggio credibile, indovinare una password come “nomedelcane2015” o rispondere alle domande di sicurezza di un account.
Cosa non condividere sui social?
Tutto quello che serve a fingersi te o a trovarti.
- Date di nascita complete, tue e dei figli: sono usate per verificare l’identità.
- Indirizzo, scuola, posto di lavoro e orari: dicono dove sei e quando non sei a casa.
- Documenti, biglietti, carte d’imbarco, targhe: contengono codici che si possono usare.
- Nomi di animali, luoghi del cuore, cognome da nubile della mamma: sono le classiche risposte alle domande di sicurezza.
- Le vacanze in diretta: meglio pubblicare le foto al ritorno.
- La voce e il volto in video lunghi e pubblici, se sei una persona esposta: bastano pochi secondi per clonare una voce.
E le foto dei figli?
In Italia il Garante per la protezione dei dati personali ha dato regole precise ai genitori, sul fenomeno che chiama sharenting: la condivisione continua di foto e video dei figli.
Il Garante consiglia di rendere irriconoscibile il volto dei minori, limitare la visibilità delle immagini alle persone che si conoscono, evitare di creare account social dedicati ai figli e leggere le informative dei social su cui si pubblica.
C’è anche una ragione che va oltre la sicurezza: le foto di oggi restano online quando i figli saranno adulti, e la scelta di cosa raccontare di sé spetterà a loro.
E con l’intelligenza artificiale?
Quello che scrivi a un assistente di intelligenza artificiale non resta per forza tra te e lui. L’UFCS mette in guardia proprio dall’inserire con leggerezza dati personali, riservati o aziendali in questi strumenti. Secondo il servizio e le impostazioni, le conversazioni possono essere conservate, lette per migliorare il sistema o finire in un account che qualcuno viola.
Prima di incollare qualcosa, toglilo se è:
- un dato personale di qualcun altro: clienti, pazienti, colleghi, familiari;
- un documento aziendale riservato: contratti, offerte, bilanci, codice;
- un dato sanitario o finanziario, tuo o di altri;
- una password, una chiave o un codice di accesso.
Il Metodo 3V applicato a quello che condividi
Qui le tre domande si fanno prima di pubblicare, non dopo. È il Metodo 3V del libro «Sicurezza informatica per professionisti», spiegato nella guida al social engineering.
| Cosa chiederti | Prima di pubblicare o incollare | |
|---|---|---|
| Verifica | Chi può vederlo davvero? | Amici, amici degli amici, tutti? Il servizio di intelligenza artificiale e chi lo gestisce? |
| Validazione | Serve davvero condividerlo? | La data di nascita completa, la scuola, il documento: aggiunge qualcosa o espone e basta? |
| Velocità controllata | Perché proprio adesso? | La foto delle vacanze può aspettare il ritorno; il documento può aspettare di essere anonimizzato. |
Cosa fare questa settimana
- Guarda il tuo profilo come lo vede uno sconosciuto: quasi tutti i social hanno la funzione “visualizza come”.
- Limita la visibilità di foto e post vecchi alle persone che conosci.
- Togli date di nascita, indirizzo e numero di telefono dove non servono.
- Cambia le password che contengono nomi o date che si trovano sul tuo profilo, e salvale in un gestore di password come FileFort Vault.
- Controlla le impostazioni dell’assistente di intelligenza artificiale che usi: cronologia, memoria, uso delle conversazioni per l’addestramento.
Se ricevi un messaggio che conosce troppi dettagli su di te, trattalo come sospetto e segnalalo: in Svizzera all’UFCS, in Italia alla Polizia Postale.
Domande frequenti
Cos'è l'oversharing?
È condividere troppe informazioni personali, spesso senza accorgersene: foto, nomi, date, luoghi, abitudini. Da sole sembrano innocue, ma messe insieme permettono a un truffatore di scrivere un messaggio su misura, indovinare una password o fingersi te. Il mese della cibersicurezza 2026 dell'UFCS è dedicato proprio a questo.
È pericoloso pubblicare le foto dei figli?
Può esserlo, soprattutto se mostrano il volto, la scuola o i luoghi abituali. Il Garante italiano consiglia di rendere il volto irriconoscibile, limitare la visibilità alle persone che conosci ed evitare account social dedicati ai bambini. Le foto restano online anche quando i figli saranno adulti.
Cosa non devo scrivere all'intelligenza artificiale?
Dati personali di altre persone, documenti aziendali riservati, informazioni sanitarie o finanziarie e qualsiasi password o codice. Secondo il servizio e le impostazioni, le conversazioni possono essere conservate o lette. Se ti serve aiuto su un testo riservato, togli prima nomi e dettagli riconoscibili.
Quello che condividi è la materia prima del phishing mirato. Il momento giusto per ripulire il profilo è prima che qualcuno lo legga con attenzione: ottobre, il mese della cibersicurezza, è una buona occasione.