A Padova, nell’estate 2025, una signora di 80 anni riceve la telefonata dell’avvocato della nipote. La ragazza è trattenuta dalle autorità, serve una cauzione. Poco dopo un agente passa a casa e si porta via contanti, gioielli e la carta bancomat con il PIN.

La Polizia di Stato lo ha fermato alla stazione. Non era un agente, e quella cauzione nell’ordinamento italiano non esiste.

Come funziona la truffa del finto nipote?

Qualcuno si spaccia per un parente in difficoltà e chiede soldi con urgenza. Poi manda una persona a ritirarli. La Polizia cantonale ticinese descrive così il «falso nipote»: i truffatori scelgono le vittime dagli elenchi telefonici pubblici, spesso da nomi considerati datati, chiamano dall’estero e fissano un prelievo. Il denaro lo ritira una «persona di fiducia» del finto parente.

Al posto del nipote può esserci un poliziotto, che ti fa lasciare soldi e gioielli nella buca delle lettere, o la notizia di un incidente grave. Spesso la cifra la dice la vittima stessa, senza accorgersene.

Polizia cantonale ticinese, truffe telefoniche

La Prevenzione Svizzera della Criminalità aggiunge un dettaglio che conta: se la vittima esita, arriva una seconda chiamata, quella di un «poliziotto» che la convince ad andare avanti. Esiste anche la versione del vecchio compagno di scuola.

«Ciao mamma, ho cambiato numero»: è una truffa?

Molto probabilmente sì, se dopo il saluto arriva una richiesta di soldi. È la stessa truffa, per iscritto: qui si fingono tuo figlio o tua figlia. In Italia la Polizia Postale l’ha descritta con le parole esatte del messaggio: «Ciao mamma mi è caduto il telefono, questo è il mio nuovo numero». Dopo qualche messaggio arrivano le richieste: un bonifico, una ricarica di una carta prepagata, i dati per entrare nel conto.

In Svizzera l’Ufficio federale della cibersicurezza (UFCS) ha ricevuto molte segnalazioni nell’aprile 2026. Il copione: il telefono vecchio è rotto, l’app della banca «non funziona ancora», c’è una fattura da pagare subito. Arriva su WhatsApp e, da quest’anno, sempre più spesso su iMessage, la chat di Apple, spesso da numeri delle Filippine (+63) o del Marocco (+212), a volte scritto in svizzero tedesco per sembrare più vero.

C’è anche una variante con TWINT: un «conoscente» con il telefono bloccato ti chiede di inserire un codice nell’app. In realtà, scrive l’UFCS, quel codice serve a spostare il tuo TWINT sul suo telefono.

UFCS, settimana 17: «Ciao mamma» su iMessage

Il mio consiglio:

  1. Non rispondere e non salvare il numero nuovo.
  2. Chiama tuo figlio o tua figlia al numero di sempre. Quasi sempre risponde, con il telefono che funziona benissimo.
  3. Non mandare soldi e non dare codici, nemmeno a chi sembra un familiare.
  4. Blocca il mittente e segnalalo come spam. Se hai già pagato, fai denuncia alla polizia.

Un codice chiesto in chat è lo stesso trucco che usano per rubarti WhatsApp: il codice di verifica non si dà a nessuno.

L’incidente, la cauzione, il finto avvocato: perché ci si crede?

Perché ti chiamano nel panico e non ti lasciano il tempo di pensare. È la chiamata shock, quella della signora di Padova.

Polizia di Stato, truffa del «finto avvocato», arrestato a Padova

In Ticino il copione è lo stesso. Il 15 aprile 2026 la polizia ha fermato sull’A2, a Taverne, un uomo con valori e contanti presi poco prima a una vittima. I finti poliziotti avevano detto che un familiare aveva causato un grave incidente e che serviva una cauzione, da consegnare entro poche ore.

La regola della Prevenzione Svizzera della Criminalità sta in tre parole: shock + denaro = truffa. Chi chiama può presentarsi come medico, avvocato, poliziotto, figlio o nipote. Né la voce né i dettagli che conosce dimostrano che sia vero.

Prevenzione Svizzera della Criminalità, Riappendete subito!

Il mio consiglio: ricordati che un poliziotto, un avvocato o un medico veri non ti chiedono soldi al telefono e non mandano nessuno a casa a ritirare contanti o gioielli. Mai. Se qualcuno sta per passare, non è un aiuto: è il complice.

Sul display c’è il numero della polizia? Non vuol dire niente. Se compare il 117, non è la polizia: la polizia vera non chiama da quel numero (lo scrive la Prevenzione Svizzera della Criminalità). Il 117 lo chiami tu, e Pro Senectute ricorda che anche un numero svizzero può nascondere qualcuno che chiama dall’estero. È successo in Ticino con il numero vero della polizia di Lugano sul display.

La finta banca che ti fa prelevare i contanti

Lo stesso copione arriva anche senza nipote. Al telefono c’è la «banca», o un finto «servizio d’indagine». A Sciaffusa, il 3 e il 4 novembre 2026, un’anziana ha ricevuto più chiamate da finti impiegati di banche della regione. Le dicevano che i soldi sul suo conto non erano più al sicuro. Doveva aprire un «conto intermedio» e, per questo, prelevare in contanti diverse decine di migliaia di franchi. L’ha salvata l’impiegata allo sportello: ha sospettato la truffa, non ha pagato e ha avvisato la polizia. Lo riporta Polizeinews.ch dal comunicato della polizia di Sciaffusa.

Il mio consiglio: ricordati che nessuna banca ti chiede di prelevare contanti o di spostarli su un «conto sicuro». Allo sportello puoi dire perché stai prelevando e chiedere aiuto. Se ti chiamano così, riattacca e chiama il 117. Le altre richieste della finta banca, compresa quella di appoggiare la carta al telefono, le spiego nell’articolo la «banca» ti chiede di appoggiare la carta al telefono? È una truffa.

La voce era quella di mio figlio: può essere falsa?

Sì, può esserlo. E anche quando non lo è, sotto stress sembra lo stesso. L’UFCS riceve spesso segnalazioni di chiamate shock in cui il «poliziotto» passa per un attimo il telefono al «figlio», che chiede aiuto agitato. Molte persone sono sicure di aver riconosciuto la voce. Secondo l’UFCS è possibile che i truffatori usino voci clonate da video pubblicati sui social. Oggi bastano circa dieci secondi di audio.

Ma l’UFCS è onesto su un punto: spesso non può dire se c’era davvero l’intelligenza artificiale. Nel panico, una voce qualsiasi che piange e dice «mamma» sembra quella giusta. Per difenderti non importa: la voce non è una prova, in nessuno dei due casi.

UFCS, settimana 31: interattività nell'era dell'IA

Una voce sintetica a volte suona metallica o usa parole che quella persona non usa, ma io non ci conterei: la difesa vera è richiamare.

Come si copia una voce e cosa ho visto provandolo sulla mia lo spiego nell’articolo deepfake vocali: la minaccia che imita la voce dei tuoi cari.

Cosa dico al telefono se mi chiama il «nipote»?

Poche frasi, e poi riattacchi. Non devi essere gentile con chi ti mette fretta.

  1. «Adesso non posso, richiamo io.» Poi chiudi. Se richiamano, chiudi di nuovo.
  2. Non dire tu il nome del parente. Se chiede «indovina chi sono?», non indovinare. Il truffatore aspetta che sia tu a dirgli chi deve essere.
  3. Chiama il parente al numero che hai in rubrica. Se non risponde, chiama un’altra persona di fiducia: il coniuge, un fratello, un vicino.
  4. Non parlare di soldi, gioielli, conti o casseforti. A nessuno, nemmeno a chi dice di proteggerli.
  5. Non aprire la porta a chi viene a «ritirare» qualcosa, anche se ha un’uniforme.

La parola d’ordine di famiglia

Il mio consiglio: scegliete una parola d’ordine di famiglia. Una parola strana, che non si trova sui social: non il nome del cane, non la città delle vacanze. Ditevela solo a voce, mai in chat o per iscritto. Se al telefono «tuo nipote» chiede soldi e non sa la parola, non è lui. Funziona anche contro la voce clonata: la voce si copia, la parola no.

L’idea di fondo la raccomandano anche l’UFCS, con una domanda concordata in anticipo a cui solo i familiari sanno rispondere, e la Prevenzione Svizzera della Criminalità, con domande che solo un parente vero conosce. La parola d’ordine è un passo in più, ed è il mio.

Due accorgimenti per chi la decide:

  • Ripassatela ogni tanto, per esempio a ogni compleanno. Una parola dimenticata non protegge.
  • Vale anche al contrario. Se la nonna chiama te in lacrime e chiede soldi, chiedila anche tu.

Mi è già successo: cosa faccio adesso?

Chiama subito la polizia: 117 in Svizzera, 112 in Italia. Subito vuol dire adesso, non domani. Prima chiami, più è facile fermare chi ha ritirato i soldi.

Nell’ottobre 2026 tre uomini sono stati arrestati nel Mendrisiotto, con contanti e oggetti di valore in auto. L’indagine era partita dalla segnalazione dei parenti di una vittima, e una seconda truffa già organizzata per il pomeriggio è stata sventata. In Italia, oltre al 112, risponde il 113.

Poi, con calma:

  1. Se hai dato la carta o il PIN, chiama la banca e falla bloccare. Il numero è sul retro della carta o nell’app.
  2. Scrivi subito quello che ricordi: l’ora delle chiamate, il numero sul display, cosa ti hanno detto, l’aspetto e l’auto di chi è passato. Alla polizia serve tutto.
  3. Se hai mandato soldi da un messaggio, avvisa la banca e fai denuncia. In Svizzera puoi segnalare il caso anche all’UFCS su report.ncsc.admin.ch, in Italia alla Polizia Postale.
  4. Non vergognarti e parlane. Non darti la colpa e racconta cosa è successo a familiari e amici, così sono avvisati.

Parlarne è più importante di quanto sembri. Secondo lo studio di Pro Senectute del 2023 sugli abusi finanziari, il 54% delle vittime oltre i 55 anni ha tenuto tutto per sé. Lo studio stima i danni di tutti gli abusi finanziari sulle persone di quell’età in 675 milioni di franchi all’anno. Pro Senectute offre una consulenza su questi casi: infoline 058 591 15 15.

Per figli e nipoti: come aiuto i miei genitori senza spaventarli?

Parlatene prima, con calma, e decidete insieme cosa fare se arriva la chiamata. Serve una regola semplice che tua madre o tuo nonno ricordino nel momento del panico.

  • Raccontagli un caso vero, come quello di Padova o del Mendrisiotto.
  • Scegliete la parola d’ordine di persona, a tavola, non in chat.
  • Togli o accorcia il nome dall’elenco telefonico. Ti consiglio di lasciare solo l’iniziale del nome: i truffatori cercano proprio i nomi che sembrano di persone anziane.
  • Fai salvare il tuo numero giusto in rubrica, con il tuo nome. Così un «numero nuovo» si nota subito.
  • Attenzione a cosa pubblichi. I video e gli audio con la tua voce che metti online sono il materiale per copiarla: pensaci prima di pubblicarli.
  • Digli che può chiamarti a qualsiasi ora per chiedere «è vero?». Meglio una telefonata alle tre di notte che i risparmi di una vita consegnati alla porta.
  • Dopo, nessun rimprovero. Chi si sente stupido la volta dopo non lo racconta.

Il promemoria qui sotto lo puoi stampare e lasciare vicino al telefono. La parola d’ordine non scriverla: resta solo a voce.

Lo stesso trucco del «richiamo io» funziona anche con la finta banca, che al posto del nipote usa il consulente: mi ha chiamato la banca, è una truffa?. E nella pagina Per chi ha più di 65 anni trovi le altre telefonate truffa, da leggere o ascoltare insieme.

Domande frequenti

Mi è arrivato «ciao mamma, ho cambiato numero» su WhatsApp: è una truffa?

Molto probabilmente sì, soprattutto se dopo arriva una richiesta di soldi o di un codice. Non rispondere e non salvare il numero nuovo. Chiama tuo figlio o tua figlia al numero di sempre: quasi sempre il telefono funziona. Ti consiglio di bloccare il mittente, cancellare la conversazione e, se hai già pagato, fare denuncia: lo raccomandano anche la Polizia Postale e l'UFCS.

Un avvocato o un poliziotto al telefono chiede una cauzione per mio figlio: è possibile?

No. Un poliziotto o un avvocato veri non chiedono soldi al telefono e non mandano nessuno a casa a ritirare contanti o gioielli. La Polizia di Stato ricorda che quella cauzione nell'ordinamento italiano non esiste. Anche il numero della polizia sul display si può falsificare. Riattacca, chiama tuo figlio al suo numero e avvisa la polizia: 117 in Svizzera, 112 in Italia.

La voce al telefono era proprio quella di mia figlia: può essere falsa?

Sì. L'UFCS scrive che oggi bastano circa dieci secondi di audio per clonare una voce, presi per esempio da un video sui social. E sotto stress anche una voce diversa può sembrare quella giusta. Per questo la voce non è una prova. Richiama tua figlia al suo numero e, se avete una parola d'ordine di famiglia, chiedila: chi non la sa non è lei.

Tutte le fonti di questo articolo

La parola d’ordine si sceglie in cinque minuti, a tavola. Chiama oggi i tuoi genitori o i tuoi nonni e decidetela insieme, a voce. Le regole da tenere vicino al telefono sono nella checklist per chi ha più di 65 anni.