“Tanto è solo una domanda, cosa vuoi che se ne facciano?” Il problema non è la domanda. È il documento che incolli per farti aiutare, con dentro nomi, cifre e indirizzi, e che da quel momento sta su un computer che non controlli.
Cosa è successo a DeepSeek?
Il 29 gennaio 2025 la società di sicurezza Wiz ha reso noto di aver trovato un database di DeepSeek raggiungibile da chiunque su Internet, senza nessuna password. Conteneva oltre un milione di righe di registro: tra queste, la cronologia di conversazioni degli utenti scritta in chiaro, cioè leggibile da chiunque, e chiavi di accesso ai sistemi interni. Wiz ha avvisato DeepSeek, che ha chiuso l’accesso rapidamente.
Il database era completamente aperto e senza autenticazione, e conteneva oltre un milione di righe di registro con cronologia delle chat, chiavi segrete e dettagli dei sistemi.
Non si sa se qualcun altro abbia trovato il database prima di Wiz. Ma il punto è proprio questo: chi scriveva in quella chat non poteva saperlo, e non poteva farci niente.
Perché il Garante ha bloccato DeepSeek in Italia?
Perché DeepSeek non ha spiegato in modo sufficiente quali dati raccoglie, per cosa e dove li tiene. Il 30 gennaio 2025 il Garante per la protezione dei dati personali ha ordinato, con effetto immediato, la limitazione del trattamento dei dati degli utenti italiani. Le società cinesi dietro DeepSeek avevano risposto di non operare in Italia e di non essere soggette alle regole europee; il Garante non è d’accordo. Nella stessa risposta, del 29 gennaio, avevano comunicato di aver già tolto da sole l’app dagli store italiani.
Garante privacy, comunicato: il Garante blocca DeepSeekNel provvedimento il Garante elenca i problemi: informativa sulla privacy solo in inglese e incompleta, nessun rappresentante nell’Unione europea e, secondo la stessa informativa di DeepSeek, dati conservati in Cina, senza le garanzie di sicurezza richieste in Europa.
Garante privacy, provvedimento n. 33 del 30 gennaio 2025A novembre 2026 non risulta che la limitazione del Garante sia stata revocata. Su un tema diverso, l’Autorità antitrust ha chiuso a fine 2025 un procedimento sugli avvisi di “allucinazioni” (le risposte inventate dall’IA) accettando gli impegni di DeepSeek, senza accertare violazioni.
AGCM, informazioni trasparenti sul rischio di allucinazioni da DeepSeek, Mistral e NOVA AI (in inglese)E in Svizzera?
In Svizzera nessun divieto: l’Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (IFPDT) ha invitato alla prudenza. Ha spiegato di seguire gli sviluppi dell’IA confrontandosi con le autorità europee e di poter intervenire solo dopo aver analizzato un caso concreto. A metà febbraio, secondo SRF, ha raccomandato particolare attenzione prima di trasmettere dati personali, perché la Cina non offre una protezione dei dati paragonabile a quella svizzera: i rischi sono simili a quelli dell’invio di dati negli Stati Uniti.
Netzwoche, DeepSeek solleva dubbi sulla protezione dei dati (in tedesco) SRF, la posizione dell'IFPDT su DeepSeek (in tedesco)Quindi in Svizzera puoi usarlo, ma la scelta e la responsabilità sono tue. E se sei un’azienda, la responsabilità per i dati dei clienti resta tua anche quando li incolli in un servizio esterno. La Cina non è fra i Paesi che la Svizzera considera con una protezione dei dati adeguata, né lo è per l’UE: mandarci i dati dei clienti senza garanzie particolari è, per un’azienda, quasi sempre un problema.
Posso usare DeepSeek con i dati dei clienti? No. Se ti piace come funziona, i suoi modelli si possono anche installare su un computer tuo, che non manda niente in Cina (ne parliamo nelle domande in fondo).
Dove finiscono le cose che scrivo a un chatbot?
Su server dell’azienda che gestisce il servizio, spesso in un altro Paese, per il tempo indicato nella sua informativa. Vale per DeepSeek e per tutti gli altri. A seconda del servizio e delle impostazioni, le conversazioni possono essere conservate, usate per migliorare il sistema, lette da personale addetto ai controlli o, come in questo caso, finire esposte per un errore.
Non serve smettere di usare l’intelligenza artificiale. Serve sapere che una chat non è un diario chiuso a chiave: è più simile a un’email mandata a un’azienda che non conosci.
Cosa non devo scrivere mai a un chatbot?
Tutto quello che non manderesti per email a uno sconosciuto. In pratica:
- dati sanitari: referti, diagnosi, farmaci, tuoi o di altri;
- documenti d’identità: foto della carta d’identità, del passaporto, della patente, la tessera sanitaria, il numero AVS o il codice fiscale;
- password e codici: password, PIN, codici di verifica, chiavi di accesso a programmi;
- dati bancari: IBAN con il nome, estratti conto, numeri di carta;
- dati dei clienti, dei pazienti o dei collaboratori: nomi, indirizzi, buste paga, elenchi;
- contratti e documenti riservati: offerte, accordi, bilanci non pubblici.
Se ti serve aiuto su un testo così, togli prima i dati che permettono di riconoscere qualcuno: scrivi “il cliente A”, “l’importo X”, “la ditta B”. Se usi l’IA dal telefono e non hai voglia di correggere il testo, chiediti solo: “Se questa chat finisse online domani, mi creerebbe un problema?” Se la risposta è sì, non incollarla.
Come uso l’intelligenza artificiale in azienda senza fughe di dati?
Decidendo per iscritto, prima che lo faccia ognuno per conto suo. Spesso i collaboratori usano già un chatbot dal telefono personale, con un account privato e senza dirlo. Cinque decisioni bastano per cominciare:
- Quali strumenti sono ammessi, e con quale account: meglio un account aziendale con un contratto che dieci account privati. Per contratto si intende un accordo in cui il fornitore si impegna a non usare i vostri dati per addestrare il sistema e dice dove li tiene.
- Quali dati non entrano mai: l’elenco della sezione sopra, adattato al vostro lavoro.
- Chi decide nei casi dubbi: un nome, non “l’informatica”.
- Cosa si fa se qualcuno ha incollato dati che non doveva: lo dice subito, senza punizioni, così si valuta se avvisare clienti o autorità. Se serve, va fatto al più presto: chiedi a un consulente, perché la legge prevede tempi brevi.
- Il risultato si controlla sempre: l’IA sbaglia, e la firma sotto il documento è la vostra.
Le leggi sono diverse ma la sostanza è la stessa: in Svizzera la legge sulla protezione dei dati (in vigore dal 2023), in Italia e nell’Unione europea il GDPR (il regolamento europeo adottato nel 2016, applicato dal 2018) chiedono a chi tratta dati personali di sapere dove vanno e di proteggerli, anche quando li affida a un servizio esterno o all’estero. Medici, avvocati, revisori e altre professioni hanno in più il segreto professionale; per i fiduciari valgono gli obblighi di riservatezza del contratto.
Un testo pronto per i collaboratori
Puoi copiarlo e adattarlo:
Uso dell’intelligenza artificiale in [nome azienda] Possiamo usare [nome dello strumento] con l’account aziendale per scrivere, tradurre e riassumere. Non inseriamo mai: dati di clienti, pazienti o colleghi; documenti d’identità; dati sanitari o bancari; password e codici; contratti, offerte e bilanci non pubblici. Se ci serve aiuto su un documento riservato, togliamo prima nomi, cifre e dettagli riconoscibili. Non usiamo account privati per il lavoro. Nelle impostazioni disattiviamo l’uso delle chat per l’addestramento, dove possibile. Non installiamo app di IA sui dispositivi aziendali senza l’ok di [nome]. Controlliamo sempre il risultato prima di usarlo. Per i dubbi chiediamo a [nome della persona]. Se ci accorgiamo di aver inserito un dato che non dovevamo, lo diciamo subito a [nome della persona]: nessuno verrà rimproverato, serve a rimediare in tempo.
Domande frequenti
Ho già scritto dati personali a DeepSeek o a un altro chatbot: cosa faccio?
Cancella le conversazioni dalla cronologia e controlla nelle impostazioni se puoi chiedere la cancellazione dei dati o disattivare l'uso delle chat per l'addestramento. Se hai incollato una password o un codice, cambialo subito. Se erano dati di clienti, parlane con chi in azienda si occupa della protezione dei dati.
Cancellare la chat dalla cronologia basta per farla sparire?
Non sempre. Togli la chat dalla tua vista, ma il servizio può conservarla ancora per un periodo indicato nella sua informativa sulla privacy, per esempio per controlli di sicurezza. Per questo la regola più sicura resta non scrivere dati riservati fin dall'inizio.
Un chatbot che gira sul mio computer è più sicuro?
Per la riservatezza sì: un programma di intelligenza artificiale installato sul tuo computer, che non manda le conversazioni su Internet, non le lascia sui server di altri. Ma il computer va protetto come il resto, e questi programmi chiedono un computer potente. Per una PMI può valere la pena per i documenti più delicati.
Le foto che carico in un chatbot sono trattate come il testo?
Sì, e spesso dicono più di quanto pensi: una foto di un documento, di una ricetta medica o di una lavagna in ufficio contiene nomi, numeri e dettagli. Valgono le stesse regole: niente documenti d'identità, referti o immagini con dati di altre persone.
Quello che hai già scritto non puoi riprenderlo, quello che scriverai domani sì. Prima di aprire la prossima chat, leggi anche cosa non condividere sui social e con l’intelligenza artificiale.