«È solo uno scherzo, non te la prendere.» È la frase che chi subisce si sente dire più spesso, a volte anche da sé stesso. Ma uno scherzo finisce quando suona la campanella. Il cyberbullismo no: ti segue a casa, in camera, sul telefono, la sera e la domenica. Per questo non è una cosa da sopportare in silenzio, e si può fermare.

Cos’è il cyberbullismo, in parole semplici?

È quando una o più persone ti prendono di mira apposta, online o sul telefono, e continuano a farlo. Così lo definisce la Prevenzione Svizzera della Criminalità. Giovani e Media, il portale della Confederazione, aggiunge che spesso gli autori sono persone che conosci: della scuola, del quartiere, della squadra.

Le forme più comuni:

  • Insulti, minacce e ricatti in chat, nei commenti, nei messaggi privati.
  • Voci false e pettegolezzi fatti girare per metterti in ridicolo.
  • Foto o video imbarazzanti, veri o modificati, condivisi nella chat della classe o sui social.
  • Profili falsi aperti a tuo nome o per prenderti in giro.
  • Gruppi contro di te: la Prevenzione Svizzera della Criminalità li chiama «gruppi dell’odio», dove si scrivono commenti cattivi su una persona sola.
  • L’esclusione: il gruppo della classe da cui ti tolgono, o quello nuovo creato senza di te. La legge italiana sul cyberbullismo parla proprio di contenuti che servono a isolare o ridicolizzare un minorenne.
  • I messaggi anonimi: Giovani e Media ricorda che online è più facile nascondersi, e che quello che gira si diffonde in fretta e non sempre si riesce a cancellare.
Prevenzione Svizzera della Criminalità, cybermobbing e cyberbullismo Giovani e Media (Confederazione), ciberbullismo

Non succede solo agli altri. Secondo lo studio svizzero JAMES del 2022, citato da Pro Juventute, un terzo dei ragazzi fra i 12 e i 19 anni ha già subito un attacco online. Nel giugno 2025 la RSI ha raccontato una serie di casi nelle scuole di Coira, alle elementari e alle medie: insulti e minacce contro allievi e le loro famiglie, e foto intime scambiate fra ragazzi.

Pro Juventute, cyberbullismo: è necessario agire rapidamente

Mi stanno prendendo di mira in chat: cosa faccio subito?

Non rispondere, salva le prove, blocca e segnala, e dillo a un adulto. Sono i passi che ti consiglio, e sono anche quelli che indicano la Prevenzione Svizzera della Criminalità, Pro Juventute e Giovani e Media. Nell’ordine:

  1. Non rispondere e non insultare a tua volta. Chi attacca cerca la tua reazione, e un insulto in risposta diventa una prova contro di te. Anche Pro Juventute sconsiglia i contrattacchi.
  2. Salva le prove prima di fare qualsiasi altra cosa. Fai le schermate dei messaggi, dei commenti, dei profili, con il nome utente, la data e l’ora visibili. Salvale prima di bloccare, perché alcune app nascondono o cancellano la conversazione: lo raccomanda anche Giovani e Media.
  3. Mai schermate di foto di nudo. Se gira un’immagine sessuale di un minorenne, anche falsa, non salvarla e non inoltrarla, nemmeno come prova: Giovani e Media avverte che così rischi tu una sanzione penale. Annota dove l’hai vista e chi l’ha mandata, e dillo alla polizia. Lo spiego bene in foto di nudo false fra compagni di scuola.
  4. Blocca e segnala il profilo o il contenuto sulla piattaforma. Tutti i social e le app di messaggi hanno un modo per segnalare: Giovani e Media raccoglie le pagine.
  5. Parlane con un adulto di cui ti fidi: un genitore, un docente, l’assistente sociale della scuola. Non è fare la spia. È l’unico modo per fermarlo.
  6. Proteggi i tuoi account. Se qualcuno scrive a tuo nome, cambia la password e attiva la verifica in due passaggi, cioè un secondo controllo oltre alla password, per esempio un codice che arriva sul tuo telefono: così la sola password non basta più per entrare.

Il mio consiglio: tieni le prove in un posto solo, una cartella sul telefono o sul computer, con un file di testo dove scrivi cosa è successo e quando. Fra due settimane non ti ricorderai l’ordine, e chi ti aiuta ne avrà bisogno.

Se a voce non ti esce, scrivilo. Puoi partire da qui:

Se non te la senti di parlarne a casa, il 147 di Pro Juventute risponde gratis, 24 ore su 24, per telefono o su WhatsApp, in modo riservato. In Italia c’è il 19696 di Telefono Azzurro, gratuito, 24 ore su 24, anche in chat e su WhatsApp. Sono linee di consulenza, per parlarne e capire cosa fare. Se stai pensando di farti del male, o qualcuno ti minaccia e hai paura adesso, chiama un numero d’emergenza: 144 (ambulanza) o 117 (polizia) in Svizzera, 112 in Italia.

Lo vedo succedere a un compagno: posso fare qualcosa?

Sì, e conta più di quanto pensi. A chi guarda do due consigli semplici: non mettere like e non commentare gli attacchi, e se te la senti scrivi qualcosa dall’altra parte. Per esempio come potrebbe sentirsi la persona presa di mira, o solo: «Basta. Questo è cyberbullismo.» Sono anche i consigli di Pro Juventute.

Non devi fare l’eroe da solo. È normale avere paura di diventare il prossimo bersaglio. In quel caso basta scriverlo in privato al compagno («Ho visto, non sei solo») e dirlo a un adulto.

Per i genitori: come capisco se mio figlio lo sta subendo?

Dai cambiamenti, più che dalle parole: molti ragazzi non lo raccontano. Secondo lo studio EU Kids Online Svizzera, citato da Pro Juventute, un quarto dei bambini e ragazzi vittime di bullismo non ne parla con nessuno. Per vergogna, per paura di peggiorare le cose, o per non pesare sui genitori.

I segnali che Pro Juventute indica, sapendo che possono avere anche altre cause:

  • sembra triste, chiuso;
  • ha paura di andare a scuola, o trova scuse per non andarci;
  • ha spesso mal di testa, mal di pancia, poco appetito;
  • fa fatica ad addormentarsi;
  • non vede più gli amici;
  • cambia il modo di usare il telefono: lo nasconde, lo spegne di colpo, oppure non lo molla mai.

Se il sospetto c’è, la cosa più utile è aprire la porta senza interrogare. Il mio consiglio: una domanda larga, in un momento tranquillo, in macchina o mentre cucinate: «Nei gruppi della classe com’è l’aria ultimamente?». Funziona meglio di «Ti stanno facendo qualcosa?».

Mio figlio me l’ha detto: cosa faccio adesso?

Prima di tutto fagli capire che non è colpa sua, poi agite insieme, in fretta. Pro Juventute è chiara: più dura il silenzio, più è facile che peggiori.

  • Ringrazialo per averlo detto e prendilo sul serio, anche se ti sembra poca cosa.
  • Niente telefono sequestrato «per proteggerlo». È la punizione che i ragazzi temono di più, ed è il motivo per cui la prossima volta non te lo diranno.
  • Raccogliete le prove insieme, come descritto sopra, senza inoltrarle in giro.
  • Bloccate e segnalate sulla piattaforma.
  • Informa la scuola: il docente di classe o l’assistente sociale scolastico. Lo raccomanda anche la Prevenzione Svizzera della Criminalità. In Italia, dal 2024, ogni scuola deve avere regole interne contro bullismo e cyberbullismo e il dirigente deve informare le famiglie.
  • Non andare a regolare i conti con il ragazzo che bullizza o con la sua famiglia. Passa dalla scuola: è anche uno dei consigli di Pro Juventute.
  • Chiedi aiuto anche per te. In Svizzera la Consulenza per genitori di Pro Juventute risponde al 058 261 61 61, 24 ore su 24. Se gli attacchi non si fermano, chiama l’aiuto alle vittime di reati al 142: dal 1° maggio 2026 è un numero unico per tutta la Svizzera, gratuito e attivo 24 ore su 24. In Ticino, in orario d’ufficio, ti risponde il Servizio per l’aiuto alle vittime di reati del Cantone (Servizio LAV), con una consulenza gratuita e riservata. Con loro valuti anche se andare dalla polizia. Il 142 lo indica anche la Prevenzione Svizzera della Criminalità.

Per la scuola ti basta un messaggio breve e concreto, senza nomi degli altri ragazzi:

Giovani e Media ricorda che il cyberbullismo può portare a perdita di fiducia in sé, ansia, depressione, perfino pensieri di suicidio. Se tuo figlio dice di non farcela più, o parla di farsi del male, non aspettare. Se c’è un pericolo per la vita, chiama subito il 144 (ambulanza) o il 117 (polizia) in Svizzera, il 112 in Italia. Il 147 e il 19696 sono le linee di ascolto per ragazzi e famiglie: per un pericolo immediato chiama prima i numeri d’emergenza. In Italia il 114 è il numero d’emergenza per i bambini e i ragazzi in pericolo immediato.

Come faccio a togliere una foto o un video, in Svizzera?

Segnalalo alla piattaforma e chiedi che lo tolga; se c’è un reato, vai alla polizia. In Svizzera non c’è una legge specifica sul cyberbullismo, e quindi nemmeno una procedura con tempi fissati come quella italiana che trovi più sotto. Io mi muoverei così:

  1. Prima le prove: schermate e indirizzo della pagina. Tranne le immagini di nudo, che non si salvano.
  2. Chiedi alla piattaforma di toglierlo, con la segnalazione e, se serve, con un messaggio scritto. Giovani e Media scrive che le segnalazioni ai gestori si possono fare «di regola» e che è raccomandato farle.
  3. Se è un’immagine intima o sessuale di un minorenne, niente schermate: Giovani e Media indica di andare alla polizia portando direttamente il dispositivo. La documentazione la fa la polizia.
  4. Se ci sono minacce o ricatti, o il contenuto non sparisce, chiama il 142 per una consulenza e valuta con loro la denuncia.

Fai in fretta: la Prevenzione Svizzera della Criminalità avverte che, una volta in rete, nessuno, «né la polizia», ha un modo efficace di controllare dove finiscono i dati.

Quando il cyberbullismo è reato, in Svizzera?

Non esiste un reato di «cyberbullismo», ma molte delle cose che si fanno sono reati del Codice penale svizzero. Lo scrivono sia la Prevenzione Svizzera della Criminalità sia Giovani e Media.

I reati che citano:

  • minaccia, coazione (costringere qualcuno a fare qualcosa con la pressione) ed estorsione;
  • ingiuria, diffamazione e calunnia (offese, e voci false che rovinano la reputazione);
  • accesso indebito a un account o a un sistema e sottrazione di dati personali;
  • danneggiamento di dati;
  • abuso di un impianto di telecomunicazione (per esempio i messaggi o le chiamate per molestare);
  • violazione della sfera privata con foto o video fatti di nascosto.

Coazione ed estorsione la polizia le persegue d’ufficio, appena lo viene a sapere. Quasi tutti gli altri, anche minaccia, diffamazione, ingiuria e accesso indebito a un account, si perseguono di regola solo con una querela della vittima o di chi la rappresenta, cioè dei genitori se è minorenne. La querela va fatta entro tre mesi dal giorno in cui si sa chi è l’autore.

E chi ha fatto il danno? In Svizzera chi ha fra i 10 e i 18 anni risponde secondo il diritto penale minorile, che punta più a educare e proteggere che a punire. Sotto i 10 anni non c’è pena: l’autorità informa i genitori.

Valuta bene con un servizio specializzato se fare denuncia, perché a volte un procedimento penale può complicare la situazione invece di risolverla: è anche quello che raccomanda Giovani e Media. Se ci sono minacce gravi, ricatti o immagini sessuali, invece, si va dalla polizia: puoi rivolgerti a qualsiasi posto di polizia. Gli indirizzi li trovi su Suisse ePolice, lo sportello online delle polizie svizzere.

E in Italia: cosa prevede la legge sul cyberbullismo?

La legge sul cyberbullismo del 2017, aggiornata nel 2024, ti permette di far togliere i contenuti in tempi brevi, e prevede l’ammonimento del ragazzo che bullizza. La legge definisce cyberbullismo ogni forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione o furto d’identità online contro un minorenne.

Come chiedere la rimozione:

  1. Se hai almeno 14 anni puoi chiederla tu; altrimenti la chiede un genitore. La richiesta va al gestore del sito o del social dove si trova il contenuto, con gli indirizzi delle pagine. Puoi usare il modello qui sopra.
  2. Il gestore ha 24 ore per comunicarti che se ne occupa e 48 ore per toglierlo.
  3. Se non risponde entro 24 ore, se non lo toglie entro 48, o se non si riesce a capire chi è il gestore, ti rivolgi al Garante per la protezione dei dati personali, con il modulo sul suo sito. Il Garante provvede entro 48 ore da quando riceve la tua richiesta. In tutto, quindi, possono passare alcuni giorni.

La legge chiede di conservare i dati originali: rimuovere il contenuto dalla rete non vuol dire cancellare le prove. Salva le tue schermate prima.

Normattiva, legge sul cyberbullismo del 2017: tutela della dignità del minore Garante per la protezione dei dati personali, cyberbullismo

L’ammonimento del questore: vale per un ragazzo sopra i 14 anni che, anche online, ha insultato, diffamato, minacciato o diffuso immagini sessuali di un altro minorenne, finché nessuno ha fatto querela o denuncia. In concreto il questore convoca il ragazzo insieme ad almeno un genitore e lo ammonisce formalmente. Gli effetti durano fino ai 18 anni. Se dopo l’ammonimento ci ricade, ai genitori arriva una multa da 200 a 1.000 euro.

Dove chiedere aiuto in Italia, e quale numero:

  • 112: se c’è un pericolo per la vita, come per qualsiasi emergenza.
  • 114 Emergenza Infanzia: è il numero d’emergenza per i bambini e i ragazzi in pericolo o in una situazione di disagio, e lo può chiamare chiunque, anche un compagno o un genitore. Un decreto del 2025 lo ha potenziato proprio contro bullismo e cyberbullismo: risponde 24 ore su 24 tutto l’anno, dà alle vittime e alle loro famiglie una prima assistenza psicologica e giuridica, ha un’app gratuita con la messaggistica e, se acconsenti, la tua posizione, e nei casi più gravi avvisa subito la polizia.
  • 19696 di Telefono Azzurro: la linea di ascolto, gratuita, 24 ore su 24, per parlarne e farsi consigliare, anche come genitore.
  • Polizia Postale: puoi segnalare online o fare denuncia.

E se è mio figlio quello che bullizza?

Fermalo subito, ma senza togliergli la fiducia: deve capire che il comportamento è inaccettabile, non che lui lo è. Non chiudere gli occhi: anche un ragazzo tranquillo a casa può essere quello che scrive gli insulti. È quello che chiede ai genitori anche la Prevenzione Svizzera della Criminalità.

Io mi muoverei così, ed è la stessa linea di Ingrid Broger, esperta di Pro Juventute:

  • Diglielo chiaro: «Questo non lo accetto. E ti voglio bene lo stesso.»
  • Non punirlo come prima reazione. Secondo Broger si perde la sua fiducia, e la rabbia rischia di scaricarsi sulla vittima.
  • La priorità è far smettere gli attacchi: prima le schermate, poi chiudete il gruppo, togliete i messaggi e il profilo falso. Le schermate servono alla scuola e alla famiglia dell’altro ragazzo per capire cosa è successo (le immagini di nudo no: quelle non si salvano). Vergogna e delusione vengono dopo.
  • Decidete insieme i passi successivi e chiedete aiuto: l’assistente sociale della scuola o il 147 per lui, e per te la Consulenza per genitori di Pro Juventute, al 058 261 61 61.
  • Aiutalo a riparare: chiedere scusa, rimediare al danno.

Spiegagli anche che non è un gioco e parlagli delle conseguenze penali possibili: lo raccomanda anche Giovani e Media. La Prevenzione Svizzera della Criminalità indica fra le cause del cyberbullismo il non rendersi conto che ciò che è punibile fuori dalla rete lo è anche online. In Svizzera, dai 10 anni, si risponde secondo il diritto penale minorile. In Italia, sopra i 14 anni, c’è l’ammonimento del questore insieme ai genitori.

Il mio consiglio: chiedigli come ci è arrivato. Spesso chi bullizza in chat segue il gruppo, ha paura di finire lui dall’altra parte, o è stato bersaglio a sua volta. Capirlo non giustifica niente, ma ti dice dove intervenire.

Come si previene, prima che succeda?

Parlandone prima, quando non è ancora un problema. Io comincerei da qui, ed è anche il primo punto di Pro Juventute. Cosa insegnare: rispetto online come offline, le impostazioni della privacy, come funziona la pressione del gruppo, e a chi rivolgersi in caso di bisogno, anche in modo anonimo. Lo suggerisce anche Giovani e Media.

In pratica, a casa:

  • Profili privati e pochi dati personali in vista: meno materiale c’è, meno se ne può usare contro di te.
  • Una regola di casa: se in un gruppo gira qualcosa che umilia qualcuno, non si inoltra, non si mette like, e se ne parla.
  • Il numero 147 o il 19696 salvato nel telefono, prima che serva.
  • Attenzione a chi ascolta: un ragazzo preso di mira a volte si sfoga solo con un chatbot, che gli dà sempre ragione ma non può aiutarlo come una persona. Lo spiego in chatbot amici dei ragazzi.

Il cyberbullismo a volte si intreccia con i ricatti con le foto, che trovi in sextortion e video nudi falsi.

Domande frequenti

Mi insultano nel gruppo della classe: devo rispondere per difendermi?

No. Chi attacca cerca proprio la tua reazione, e se rispondi con un insulto rischi di passare dalla parte del torto: anche Pro Juventute sconsiglia i contrattacchi. Fai le schermate con data e ora, esci dal gruppo o blocca chi ti attacca dopo aver salvato le prove, e parlane con un adulto o con la scuola. Se non te la senti, chiama il 147 o il 19696.

Il cyberbullismo è reato in Svizzera?

Non esiste un reato chiamato cyberbullismo, ma molte cose che si fanno lo sono: minaccia, coazione, estorsione, ingiuria, diffamazione, calunnia, accesso a un account altrui. Coazione ed estorsione la polizia le persegue d'ufficio. Minaccia, ingiuria, diffamazione e accesso indebito, invece, di regola solo con una querela della vittima o dei genitori, entro tre mesi. Dai 10 anni si risponde secondo il diritto penale minorile.

Come faccio a togliere da un social un video che mi umilia, in Italia?

Con la legge sul cyberbullismo del 2017: se hai almeno 14 anni lo chiedi tu al gestore del social, altrimenti un genitore. Il gestore ha 24 ore per dirti che se ne occupa e 48 per toglierlo. Se non lo fa, o se non si sa chi è il gestore, ti rivolgi al Garante per la protezione dei dati personali, che provvede entro 48 ore dalla tua richiesta. Salva prima le prove.

Ho scoperto che mio figlio prende in giro un compagno in chat: lo punisco?

Prima fallo smettere, poi parlate. Ti consiglio di dirgli chiaramente che quel comportamento non è accettabile ma che gli vuoi bene lo stesso, e di non punirlo come prima reazione: perdi la sua fiducia e la rabbia può scaricarsi sulla vittima. Lo consiglia anche Pro Juventute. Poi decidete insieme come riparare, con l'aiuto della scuola o del 147.

Tutte le fonti di questo articolo
  • Prevenzione Svizzera della Criminalità, cybermobbing e cyberbullismo (consultata il 05.11.2026): skppsc.ch/it/temi/internet/cybermobbing-cyberbullismo
  • Giovani e Media (Confederazione), ciberbullismo (22.03.2026): giovaniemedia.ch/topics/ciberbullismo
  • Pro Juventute, cyberbullismo: è necessario agire rapidamente (consultata il 05.11.2026): projuventute.ch/it/genitori/media-e-internet/cyberbullismo
  • RSI, gravi atti di bullismo a scuola: telefonino nel mirino (06.06.2025): rsi.ch
  • Pro Juventute, 147: consulenza per bambini e giovani (consultata il 05.11.2026): 147.ch/it
  • Telefono Azzurro, linea di ascolto 19696 (consultata il 05.11.2026): azzurro.it
  • Pro Juventute, attivarsi contro il cyberbullismo (consultata il 05.11.2026): projuventute.ch/it/genitori/media-e-internet/attivarsi-contro-il-cyberbullismo
  • Pro Juventute, Consulenza per genitori (consultata il 02.11.2026): projuventute.ch/it/consulenza-per-genitori
  • Normattiva, legge del 2024 sulla prevenzione e il contrasto del bullismo e del cyberbullismo (14.06.2024): normattiva.it
  • Normattiva, legge sul cyberbullismo del 2017, tutela della dignità del minore e rimozione dei contenuti (18.06.2017): normattiva.it
  • Garante per la protezione dei dati personali, cyberbullismo (consultata il 05.11.2026): garanteprivacy.it/temi/cyberbullismo
  • Normattiva, legge sul cyberbullismo del 2017, ammonimento del questore (25.04.2026): normattiva.it
  • Normattiva, decreto legislativo del 2025 sul bullismo e il cyberbullismo (16.07.2025): normattiva.it
  • 114 Emergenza Infanzia (consultata il 05.11.2026): 114.it
  • Fedlex, Codice penale svizzero, stato al 1° novembre 2026 (reati perseguiti a querela o d’ufficio, termine della querela): fedlex.admin.ch
  • Fedlex, diritto penale minorile, stato al 1° luglio 2025 (si applica fra i 10 e i 18 anni): fedlex.admin.ch
  • Servizio per l’aiuto alle vittime di reati del Cantone Ticino, informazioni sul numero 142 (consultata il 05.11.2026): ti.ch
  • Servizio LAV del Cantone Ticino, consulenza (consultata il 05.11.2026): ti.ch
  • Polizia cantonale Ticino, assistenza alle vittime, con i numeri 117, 144 e 142 (consultata il 05.11.2026): ti.ch
  • Aiuto alle vittime di reati Svizzera, numero 142 (consultata il 05.11.2026): aiuto-alle-vittime.ch
  • Ufficio federale delle comunicazioni, prestazioni del servizio universale, numeri d’emergenza (consultata il 05.11.2026): bakom.admin.ch
  • Ministero dell’Interno, Numero unico di emergenza europeo 112 (11.02.2025): interno.gov.it

Il cyberbullismo cresce nel silenzio: più dura, più diventa difficile fermarlo. Per questo il momento giusto per parlarne è oggi, anche se a casa va tutto bene. Se ti sta succedendo, fai una schermata e dillo a qualcuno adesso. Se sei un genitore, fai stasera la domanda sui gruppi della classe. Gli altri temi che toccano i ragazzi sono in Per i giovani, quelli per tutta la famiglia in Per le famiglie.